| Gatto Persona, formato A4, penna e pastello a cera, età 3 anni |
Si è voluto pensare il bambino come invece un essere indipendente, autonomo sia rispetto alla sua identità, sia alla propria esperienza, non valutando però aspetti più complessi e difficili che richiedono invece un intervento differente e mirato.
Semplicemente o in maniera più complessa ma forse più sottilmente, si è svincolato il caso in primo luogo dalla sua collocazione fisica, cioè dal contesto sociale cui appartiene per definizione, nell' origine, questo assolutamente senza intervenire sull' ambiente d'origine, ma solo agendo su quell' idea fissa che connota sostanzialmente l' esperienza legata ad un ambiente circoscritto quale può essere la famiglia, perché se è vero che il bambino matura una sua prima rappresentazione del mondo, è altrettanto vero che l' adulto ne possiede una più radicata e ferrea la quale può seriamente compromettere l' attività del bambino.
In realtà il disegno infantile viene a costituire un fondamentale mezzo di espressione di lettura della materia, ma esso essendo filtrato dall' organizzazione logica destinata in primo luogo alla configurazione dell' oggetto materiale, viene a coincidere anche nella forma più elementare con il pensiero relativo all' oggetto volto alla sua capacità di favorire la comprensione e traduzione solo in un secondo tempo saldamente ancorata alla funzione dell' oggetto, in una quindi forma di rappresentazione che in gergo artistico si definirebbe più pura, quel in divenire in riferimento ad un' analisi medico-scientifica che prende a pretesto la considerazione della coscienza dell' oggetto, essa in divenire, quindi mutevole rispetto alla coscienza acquisita dell' oggetto sperimentata nell' adulto.
Così la rappresentazione nel bambino si capisce essere un fatto relativo anch'esso all'intelletto, l' espressione cosciente relativa di un pensiero organizzato su basi esperienziali, di un concetto passato per la proprietà dell'intelletto, la cui differenza con l'espressione nell'età più matura consiste in una certa mobilità in direzione della nozione acquisita, di una stratificazione storico-mnemonica non ancora sostanzialmente importante da rivestire un ruolo di una certa fissità.
Logicamente la prima espressione poggia direttamente sulla percezione e di conseguenza l'esperienza dell'oggetto e della forma (regolamentata) in relazione ad esso permette di acquisire il termine di destinazione dell'oggetto ed il suo significato e la conseguenza nel concetto, considerando la parola espressione concettuale e l' oggetto in primis manifestazione fisica concettuale.
Considerando oggetto e termine verbale entrambi espressione di carattere fenomenico, il primo in un certo senso accidentale (materia grezza), il secondo determinato (la parola); il primo in termini di progressione della materia oscura (alla comprensione), comprensione possibile nella funzione dell' oggetto, la quale evolve in funzione utile a svolgere un lavoro; il secondo come concetto acquisito alla fine di un processo intellettuale, quindi l' ultimo fine della funzione materiale legata all' oggetto nella comprensione dell' azione, il suo lavoro. Ma anche il termine verbale consiste in una manifestazione fenomenica, la manifestazione del suono prodotta nella parola dalla materia organizzata dalla ragione tramite l' intelletto.
Esso quindi ad avvenuto processo intellettuale per giungere alla sua espressione radicale deve poter regredire (come osservato da Pasolini), ma nel bambino c'è coincidenza tra espressione pura verbale e stupore suscitato dall' oggetto materiale, questa derivazione della sensazionalità fa si che si attribuisca alla percezione e all' espressione infantili la peculiarità del sentimento, l' espressione di un' emozione.
In realtà, come ogni essere umano, il bambino tende ad esprimere un concetto organizzato, il significato attribuito alla realtà materiale.
Quindi il problema sorge nella possibile valutazione dell' adulto rispetto all' espressione del bambino la quale spesso nella vita quotidiana assume agli occhi dell' adulto un significato differente di quello che ha in realtà. Se da un lato l' espressione del bambino sembra all' adulto completamente arbitraria nel significato di interpretazione della medesima scorretta, pendendo dalla parte del volere dell' adulto dominante in termini di potere, di abilità sulla capacità di comunicare, d' altra parte questa interazione tra emittente (il bambino) e ricevente (l' adulto) determina il modulo di un vero e proprio tessuto di comunicazione capace di costruire un concreta storia intersoggettiva tra due emisferi nell' età matura e nell' età infantile.
In termini poveri è difficile stabilire un canale di comunicazione con il bambino che sia veritiero, cioè aderente alla realtà e non prima filtrato dalla capacità di lettura maturata nell' adulto e quindi già determinata, perché egli ha la tendenza a plasmare il racconto secondo il proprio volere, secondo ciò che desidererebbe essere l' espressione del bambino (una specie di proiezione, transfert di significato attribuibile). Se quindi si rende necessario un atteggiamento analitico rispetto all' espressione, d' altro canto l' attribuzione di un sentimento (la volontà che muove l' azione) in quanto aggettivo di parte (diversamente saremmo autonomi in modo perpetuo) fa in modo che si stabilisca il criterio del canale di comunicazione (secondo segni convenzionali) e permette quel criterio di istruzione, educazione naturale ad esempio tra genitori e figli, ma che proprio per la sua caratteristica di arbitrarietà nel determinare l' opinione dell' adulto rispetto ai segnali inviati dal bambino, non sempre risulta essere corretta.
E' utile non stancarsi di ripetere a se stessi spesso che il bambino è solo un bambino, non possiede ancora un pensiero complesso perché sovrastrutturato rispetto alle possibilità di acquisizioni delle nozioni, di conseguenza le sue azioni, in bene o in male, non sono mai azioni del tutto consapevoli, il suo è un mondo in modalità di crescita e spesso i suoi sentimenti corrispondono all' albore arcaico dei sentimenti maturati in millenni ed ereditati geneticamente, sono quindi a lui misconosciuti e sono loro ad avere il sopravvento e non lui ancora in gradi di gestirli in maniera appropriata, e capire cosa significhi questa modalità non è una cosa semplice.
L' osservazione bella e interessante è quella legata al sentimento nel bambino in prima istanza sviluppatasi nel rapporto esclusivo con la madre; questa capacità relazionale ambivalente madre-figlio porta in se l' insieme del processo di prima lettura del mondo, perché se è vero che il bambino sonda la realtà in termini emozionali è anche vero questa capacità originarsi dal rapporto materno, per estendersi all' ambiente circostante e attraverso la proprietà emozionale del sentimento ribaltare il processo logico identificato dal cognitivismo dove nel caso del bambino la realtà è prima captata che analizzata e anteposto il dato emozionale nel sentimento questi si trova a fare le veci dell' istinto di sopravvivenza, della volontà in termini di intenzionalità, dell' azione ad esempio nella risoluzione rapida di conoscenza dell' oggetto e alla fine del concetto, riferito all' espressione, come già avvenuto processo intellettuale di conoscenza materiale. Quindi tutto l' apprendimento passa per il sentimento, tradotto dall' emozione, dell' amore nell' esempio primo dell' amore materno.