Potreste conservare delle bottigliette vuote di plastica da 1/2 litro usate per l' acqua, almeno una trentina di bottigliette.
Utilizzando la tempera acrilica e un pennello, colorarne 10 rosse, 10 blu, 10 gialle; rosso, blu, giallo costituiscono i tre colori primari puri e fondamentali alla quadricromia. Riempire le bottigliette a metà con sabbia in modo da renderle stabili anche se urtate, e con le 10 bottigliette dello stesso colore, costruire un percorso fatto da due file parallele di 5 bottiglie, così disporre i tre percorsi, uno rosso, uno blu, uno giallo affiancati o comunque vicini, in modo da essere subito distinti dal bambino, quando egli comincia a gattonare invitarlo a percorrere il percorso colorato e magari alla fine del percorso disporre un giocattolo che conosce da afferrare.
In questo modo si allenerà ad eseguire un percorso prestabilito, a distinguere l' oggetto disposto alla fine del percorso ed afferrarlo e soprattutto a distinguere i colori primari.
In un secondo tempo, potreste disporre altri percorsi con i tre colori secondari che sono il verde, l' arancione ed il viola.
"... ho seguito la via della temperanza e della solitudine, e ho trascorso la vita così come veniva: con un tozzo di pane, un sorso d' acqua, del sale grosso e un abito logoro."
lunedì 26 settembre 2016
sabato 17 settembre 2016
Il gioco dinamico
Di seguito due riferimenti sintetici ma con attività molto utili allo sviluppo psicomotorio nel bambino da 0 a 3 anni:
www.nostrofiglio.it/neonato/giochi-per-neonati/giochi-per-stimolare-lo-sviluppo-del-bebe-da-0-a-12-mesi
www.vitazerotre.com/p/ludoteca_2.html
Vi sono giochi da mettere in pratica da 0 a 12 mesi, sono semplici da adottare e ricordano il processo presente nei dinamismi attenzionali, utili alla comprensione sia della lettura visiva, sia della successiva capacità progettuale, già dedicati alla progettualità nell' adulto.
Nel nostro caso mettono in moto il rapporto presente tra individuo e mondo materiale, la presa di coscienza della realtà materiale, la sua collocazione nella realtà di tipo introspettivo, l' identità quindi dell' oggetto in quanto tale perché conosciuto per ciò che materialmente è, anche se non ancora, non sempre almeno, legato alla sua funzione ed utilità.
Questo significa che nella conoscenza acquisita del mondo, gli oggetti assumono un' identità connotativa in termini individuali, di parte rispetto alla loro identità oggettiva.
L' identità dell' oggetto spesso attraverso la conoscenza, come ad esempio la scoperta della funzione dell' oggetto, ne rinnova la conoscenza e gli attribuisce una vera e propria luce differente rispetto alla sua identità nella realtà precedentemente conosciuta.
Ad esempio, si pensi ad un oggetto di cui non si conosce la funzione, in metallo, di colore azzurro, collocato all' interno di una stanza familiare come può essere il soggiorno di casa.
Ogni qualvolta si entri nella stanza l' oggetto possiede la sua collocazione spaziale e la sua identificazione passa per il materiale di cui è fatto, il suo colore e la sua forma, per lo spazio che occupa all' interno di uno spazio conosciuto. Se si fa mente locale quante volte si è udita la frase retorica "questo oggetto è sempre stato qui!", come se fossero inerzia e spazio altri elementi connotativi.
Poi un bel giorno scopriamo questo oggetto essere una caffettiera, un marchingegno capace attraverso un semplice processo di filtrazione di fare una bevanda particolare molto conosciuta e consumata.
A questo punto l' oggetto per noi cambia di significato totalmente e non solo, ma entra attivamente nell' esercizio dei nostri gesti quotidiani, rinfrescato, rinnovato rispetto alla conoscenza precedentemente acquisita e pesantemente connotativa.
E' la riscoperta della realtà, liberatoria.
Un esempio pratico è costituito dal gioco dello specchio e da gioco del cucùsettete.
Il gioco dello specchio ci offre un esempio interessante anche in relazione a recenti esperimenti (pubblicati) condotti sulla capacità di visione del neonato in relazione alla mimica facciale.
Abbiamo parlato dell' istinto di sopravvivenza del neonato rispetto al profondo legame con la madre e un aspetto fondamentale è legato alla mimica facciale.
Il bambino impara a leggere l' espressione sul volto della madre e la traduce emotivamente nella lettura di un sentimento emozionale, ciò sviluppa la capacità di lettura non solo in relazione all' ambiente circostante, ma a ciò che nel linguaggio filosofico è materialmente tradotto come concetto per sua natura astratto di derivazione emotiva.
Più chiaramente se dico cavallo mi rivolgo alla sfera materiale delle cose concrete e immutabili se non attraverso la proprietà dell' intelletto capace di spostarle di piano, sul fronte simbolico, dove per simbolo si intende la nominazione di una cosa che sta a significarne un' altra.
Ma se dico amore esso rappresenta un fatto di per se astratto rispetto alla realtà materiale, e ad esso corrispondono una moltitudine di rappresentazioni retoriche spesso di derivazione simbolica.
Ma l' amore di per sé consiste in un fenomeno (come nella tempesta di Giorgione) perché esso è in grado di produrre cambiamenti fisici e materiali, agisce e ha un' azione, ad es. nel bambino protettiva dalla madre, fondamentale alla sopravvivenza ma anche al corretto sviluppo intellettivo e fisico, e produce uno stato d' animo di felicità.
Lo stesso vale per la rabbia, al contrario.
Per cui sviluppare questa capacità di lettura mimica si può capire essere fondamentale allo sviluppo e il bambino lo fa attraverso un sistema di riflesso speculare (i neuroni specchio).
Nel bambino molto piccolo una cosa è il gioco dello specchio che consiste in un elemento materiale inserito nella realtà con la sua riflessione concreta e aderente ad essa, veritiera.
Una cosa è la proiezione sullo schermo piatto di figure artefatte a imitazione della mimica facciale, di per se appartenenti a quello spazio virtuale da progetto,ancora non intelligibile per il neonato che sviluppa la sua capacità di presa di coscienza attraverso la realtà materiale, compresa la mimica che probabilmente legge nella sua tridimensionalità, come il rapporto che stabilisce tra cubo e fessura quadrata corrispondente, dove l' oggetto può entrare per coincisione di misura (l' apertura è piatta ma tridimensionale in senso astratto perché riguarda lo spazio, come nello spazialismo di Fontana).
Possiamo così capire come l' amore e l' amore materno consista nella prima chiave di lettura emozionale della mimica facciale che sviluppa nello spazio la sua tridimensionalità oggettuale, non è la proiezione di un' immagine.
Lo specchio in questo senso rappresenta la mediazione tra l' artefatto nel progetto bidimensionale, come l' elaborato nel disegno figurativo o più dettagliatamente l' immagine fotografica, e la realtà tridimensionale, perché presenta peculiarità molto particolari le quali da un lato riconducono la realtà ad un' immagine, dall' altro la fanno aderire perfettamente alla realtà tridimensionale, quindi dello spazio che costantemente viviamo.
Le qualità connotative lo specchio sono la riflessione e la coincidenza temporale con il presente costante, il riquadro (Michelangelo Pistoletto arte concettuale).
La riflessione dello specchio è materialmente costituita dal riflesso della realtà perfettamente veritiero come nessun' altra rappresentazione può essere, avvicinato dalla ripresa filmica e dallo scatto fotografico ma lontani dalla riflessione speculare in termini di definizione temporale.
Riflessione assume anche un significato astratto rispetto alla sua realtà materiale nell' immagine riflessa, e viene a significare pensiero su ciò che è stato, il ripensare a ciò che si è vissuto materialmente o concettualmente appreso, e l' immagine riflessa in questo senso identifica l' aspetto concettuale legato alla riflessione in quanto elaborazione intellettuale, perché costituisce la realtà trasposta della realtà stessa, vera, effettiva, materiale, e la riflessione consiste in questo concetto espresso dall' arte concettuale nell' idea dell' idea, nel ripiegamento dell' arte su se stessa.
Altra qualità dello specchio è l' aderenza temporale alla realtà, la coincidenza temporale che discosta l' immagine speculare sia dall' immagine fotografica, sia dalla ripresa filmica (documenti) anch' essa con un limite temporale, elaborato con un inizio ed una fine. Questa caratteristica dello specchio gli conferisce una certa precarietà nell' immagine riflessa, la quale non può costituire documento ed essa così non può essere storicizzata integralmente se non con l' ausilio di altri supporti come quello fotografico o filmico. E ciò fa si che la riflessione speculare consista in un aspetto perfettamente aderente alla realtà del presente.
Il bambino di fronte allo specchio si trova per la prima volta davanti ad un' immagine particolare, ma quella speculare è probabilmente un' immagine che non contestualizza subito (coscienza).
La riflessione materializza ciò che si attribuisce sostanzialmente all' oggetto, in quel processo definito da Jung transfert (trasposizione di significato su di un oggetto differente da sè per ciò che non si è in grado di accettare, desiderio o dolore), l' attribuzione di significato e con essa di sentimento, in quel processo dell' apprendimento capace di diventare idea, concetto, il significato dell' oggetto.
A questo proposito è interessante l' esempio del gioco degli elementi solidi nell' estrusione di cerchio, quadrato e triangolo che entrano di misura in apposite fessure, di uguale forma, stagliate su di un contenitore; è un gioco che sperimenta l' oggetto materiale, la forma regolamentata, il colore e il significato della forma bidimensionale nella fessura.
Lo specchio risulta interessante se si osserva non solo la riflessione del sé; il bambino sperimenta la realtà materiale di una stanza, acquisisce importanti informazioni oggettuali ma anche spaziali, si misura costantemente non solo con gli oggetti, ma anche con lo spazio, attraverso la sperimentazione dell' esperienza che ne fa è poi in grado di trasformare questo ambiente in immagine mentale, dove l' ancoraggio alla realtà nella riflessione speculare rimane la forma visiva della stanza e la contemporaneità che accompagna costantemente la riflessione. Ma per poter leggere la propria immagine speculare, cosciente del fatto che essa rappresenta il riflesso astratto della propria fisicità, ci vuole un po' di tempo rispetto alla neonatalità, e il processo di acquisizione della coscienza di sé evolve attraverso l' esperienza e la conoscenza degli oggetti, la loro familiarità nell' acquisizione soggettiva, per ciò soggetta a cambiamenti sostanziali (il discorso sulla caffettiera azzurra), la capacità di pensarli poi come tali traducendoli in immagini mentali e attraverso una serie di informazioni acquisite, forma, colore, dimensioni, spazio di ingombro, funzione non ultima attribuzione di sentimento (familiarità dell' oggetto), concettualizzarli.
Se a 6 mesi il bambino riconosce l' immagine allo specchio, non ha ancora operato quella riflessione di carattere intellettivo sulla riflessione invece speculare, non operando una distinzione cosciente tra immagine riflessa e realtà, cioè integra naturalmente l' immagine riflessa alla realtà materiale.
La specularità quindi, nella sua forma bidimensionale, si esprime nel movimento speculare che imita in maniera perfettamente aderente alla realtà il movimento del corpo, ed è qui che entra in gioco il significato di riflesso nell' estensione del termine, nell' immagine del corpo in movimento contemporanea all' evolversi della realtà presente, non più solo riflesso materiale.
Il gioco del cucùsettete consiste nel gioco dedicato alle cose celate, e prosegue la presa di coscienza del bambino rispetto alle cose; se il gioco allo specchio rappresenta un esercizio capace di coinvolgere un periodo di attività piuttosto lungo in relazione alla riflessione speculare, alla presa di coscienza di sé nell' immagine mentale costitutiva del pensarsi e riconoscersi, in quel processo conoscitivo che va dal semplice divertimento nel vedersi riflessi alla riflessione su se stessi e la propria identità come atto del pensiero che vuole instaurare relazioni formali tra percezione di sé, spazio circostante e gli altri come ad esempio la madre o un fratello, il gioco del cucùsettete rappresenta una metodologia simile alla riflessione speculare (si compare nello specchio e si scompare quando ad esso ci si avvicina o da esso ci si scosta), perché incentra la propria azione, la propria attività ludica sulla presenza formale dell' oggetto conosciuto e la sua improvvisa scomparsa alla vista.
Utilizzando un oggetto noto lo si può nascondere, coprendolo con un foglio o una stoffa per poi chiedere dov'è l' oggetto. In questo modo il bambino sarà costretto a fare mente locale rispetto all' oggetto in questione per favorire il riconoscimento, quindi visualizzarlo mentalmente per poi essere in grado di cercarlo e trovarlo scoprendolo.
Si prenda ad esempio un cucchiaio di gomma rossa, la scoperta dell' oggetto non solo lo pone sotto la sua veste formale, incentrando l' attività sulla semantica intrinseca l' oggetto per distinguere in fase di analisi il materiale nella gomma morbida che favorisce la presa, il colore rosso, la forma di un utensile già conosciuto e legato al particolare momento della pappa, ma decontestualizzato rispetto alla sua funzione di origine perché qui giocattolo adatto ad altre attività che costituiscono altre funzioni importanti come la dentizione o l' esplorazione nella fase orale ad es., tutto questo fa si che il bambino operi una riflessione sul gioco e scopra la sua nuova veste di oggetto la cui azione indiretta può essere scomparire o riapparire, azione capace di scavalcare le due funzioni correlate del cucchiaio quali utensile e funzione vera di giocattolo da utilizzare in relazione ad altri giochi o come strumento per favorire la dentizione.
Il cucùsettete aiuta a scoprire l' oggetto conosciuto e come per la caffettiera azzurra, esso assume un nuovo connotato nella ricerca, questa volta in senso inverso rispetto alla caffettiera (mirò o calder). La scoperta dell' oggetto noto si oppone al significato di sua utilità di destinazione d' uso, alla funzione. Se il bambino conosce la forma del cucchiaio in quanto utensile, così conosce la sua astrazione rispetto al cucchiaio giocattolo destinato ad ulteriori attività, scoprendolo questi si rivela in quanto oggetto, in una ulteriore astrazione di significato dove la sua attività non coadiuva più l' attività del bambino nel gioco e nella vita, ma consiste nell' apparizione e sparizione ed esso sarà così compresente a livello mentale come elemento di alfabetizzazione di un vero e proprio linguaggio materiale qui divenuto l' evidenza di un linguaggio formale per assurgere a vero e proprio linguaggio di per sé astratto rispetto alla realtà, articolabile in nuove combinazioni semantiche nella distinzione tra forma, colore e materiale ad esempio, anch' esse concettualizzate perché pensate per essere ricercate nella realtà dell' oggetto celato.
Il processo inverso nell' esperienza dall' oggetto favorisce il linguaggio verbale.
Il gioco della scala a pioli consiste in un' altra attività interessante, perché proprio al movimento sistematico e ripetitivo figurato nella salita e discesa delle scale è affiliato l' esempio di quell'attività, sì di movimento volontario, ma anche sistematico dimostrativo dell' attività fondamentale della memoria. Salendo i gradini il cervello esegue una serie di operazioni, calcola la distanza tra un gradino e l' altro e la conformazione della stessa scale nell' equidistanza ripetitiva dei gradini in successione verticale. Ogni qualvolta si fa un gradino non è più necessario pensare il passo da eseguire, esso viene eseguito naturalmente senza esitazioni. Ciò significa le distanze essere memorizzate così come la direzione della scala, la sua verticalità ed il verso in cui la si percorre, salita e discesa. I bambini tendono ad eseguire movimenti ripetitivi e medesime attività, sembra questa ripetitività del moto e dell' attività coadiuvare la funzione mnemonica, favorendone l' esercizio pratico in quella tranquillità necessaria alla memorizzazione identificativa di quell' aspetto di plasticità delle funzioni cerebrali fondamentali all' apprendimento, nonché all' equilibrio psichico.
www.nostrofiglio.it/neonato/giochi-per-neonati/giochi-per-stimolare-lo-sviluppo-del-bebe-da-0-a-12-mesi
www.vitazerotre.com/p/ludoteca_2.html
Vi sono giochi da mettere in pratica da 0 a 12 mesi, sono semplici da adottare e ricordano il processo presente nei dinamismi attenzionali, utili alla comprensione sia della lettura visiva, sia della successiva capacità progettuale, già dedicati alla progettualità nell' adulto.
Nel nostro caso mettono in moto il rapporto presente tra individuo e mondo materiale, la presa di coscienza della realtà materiale, la sua collocazione nella realtà di tipo introspettivo, l' identità quindi dell' oggetto in quanto tale perché conosciuto per ciò che materialmente è, anche se non ancora, non sempre almeno, legato alla sua funzione ed utilità.
Questo significa che nella conoscenza acquisita del mondo, gli oggetti assumono un' identità connotativa in termini individuali, di parte rispetto alla loro identità oggettiva.
L' identità dell' oggetto spesso attraverso la conoscenza, come ad esempio la scoperta della funzione dell' oggetto, ne rinnova la conoscenza e gli attribuisce una vera e propria luce differente rispetto alla sua identità nella realtà precedentemente conosciuta.
Ad esempio, si pensi ad un oggetto di cui non si conosce la funzione, in metallo, di colore azzurro, collocato all' interno di una stanza familiare come può essere il soggiorno di casa.
Ogni qualvolta si entri nella stanza l' oggetto possiede la sua collocazione spaziale e la sua identificazione passa per il materiale di cui è fatto, il suo colore e la sua forma, per lo spazio che occupa all' interno di uno spazio conosciuto. Se si fa mente locale quante volte si è udita la frase retorica "questo oggetto è sempre stato qui!", come se fossero inerzia e spazio altri elementi connotativi.
Poi un bel giorno scopriamo questo oggetto essere una caffettiera, un marchingegno capace attraverso un semplice processo di filtrazione di fare una bevanda particolare molto conosciuta e consumata.
A questo punto l' oggetto per noi cambia di significato totalmente e non solo, ma entra attivamente nell' esercizio dei nostri gesti quotidiani, rinfrescato, rinnovato rispetto alla conoscenza precedentemente acquisita e pesantemente connotativa.
E' la riscoperta della realtà, liberatoria.
Un esempio pratico è costituito dal gioco dello specchio e da gioco del cucùsettete.
Il gioco dello specchio ci offre un esempio interessante anche in relazione a recenti esperimenti (pubblicati) condotti sulla capacità di visione del neonato in relazione alla mimica facciale.
Abbiamo parlato dell' istinto di sopravvivenza del neonato rispetto al profondo legame con la madre e un aspetto fondamentale è legato alla mimica facciale.
Il bambino impara a leggere l' espressione sul volto della madre e la traduce emotivamente nella lettura di un sentimento emozionale, ciò sviluppa la capacità di lettura non solo in relazione all' ambiente circostante, ma a ciò che nel linguaggio filosofico è materialmente tradotto come concetto per sua natura astratto di derivazione emotiva.
Più chiaramente se dico cavallo mi rivolgo alla sfera materiale delle cose concrete e immutabili se non attraverso la proprietà dell' intelletto capace di spostarle di piano, sul fronte simbolico, dove per simbolo si intende la nominazione di una cosa che sta a significarne un' altra.
Ma se dico amore esso rappresenta un fatto di per se astratto rispetto alla realtà materiale, e ad esso corrispondono una moltitudine di rappresentazioni retoriche spesso di derivazione simbolica.
Ma l' amore di per sé consiste in un fenomeno (come nella tempesta di Giorgione) perché esso è in grado di produrre cambiamenti fisici e materiali, agisce e ha un' azione, ad es. nel bambino protettiva dalla madre, fondamentale alla sopravvivenza ma anche al corretto sviluppo intellettivo e fisico, e produce uno stato d' animo di felicità.
Lo stesso vale per la rabbia, al contrario.
Per cui sviluppare questa capacità di lettura mimica si può capire essere fondamentale allo sviluppo e il bambino lo fa attraverso un sistema di riflesso speculare (i neuroni specchio).
Nel bambino molto piccolo una cosa è il gioco dello specchio che consiste in un elemento materiale inserito nella realtà con la sua riflessione concreta e aderente ad essa, veritiera.
Una cosa è la proiezione sullo schermo piatto di figure artefatte a imitazione della mimica facciale, di per se appartenenti a quello spazio virtuale da progetto,ancora non intelligibile per il neonato che sviluppa la sua capacità di presa di coscienza attraverso la realtà materiale, compresa la mimica che probabilmente legge nella sua tridimensionalità, come il rapporto che stabilisce tra cubo e fessura quadrata corrispondente, dove l' oggetto può entrare per coincisione di misura (l' apertura è piatta ma tridimensionale in senso astratto perché riguarda lo spazio, come nello spazialismo di Fontana).
Possiamo così capire come l' amore e l' amore materno consista nella prima chiave di lettura emozionale della mimica facciale che sviluppa nello spazio la sua tridimensionalità oggettuale, non è la proiezione di un' immagine.
Lo specchio in questo senso rappresenta la mediazione tra l' artefatto nel progetto bidimensionale, come l' elaborato nel disegno figurativo o più dettagliatamente l' immagine fotografica, e la realtà tridimensionale, perché presenta peculiarità molto particolari le quali da un lato riconducono la realtà ad un' immagine, dall' altro la fanno aderire perfettamente alla realtà tridimensionale, quindi dello spazio che costantemente viviamo.
Le qualità connotative lo specchio sono la riflessione e la coincidenza temporale con il presente costante, il riquadro (Michelangelo Pistoletto arte concettuale).
La riflessione dello specchio è materialmente costituita dal riflesso della realtà perfettamente veritiero come nessun' altra rappresentazione può essere, avvicinato dalla ripresa filmica e dallo scatto fotografico ma lontani dalla riflessione speculare in termini di definizione temporale.
Riflessione assume anche un significato astratto rispetto alla sua realtà materiale nell' immagine riflessa, e viene a significare pensiero su ciò che è stato, il ripensare a ciò che si è vissuto materialmente o concettualmente appreso, e l' immagine riflessa in questo senso identifica l' aspetto concettuale legato alla riflessione in quanto elaborazione intellettuale, perché costituisce la realtà trasposta della realtà stessa, vera, effettiva, materiale, e la riflessione consiste in questo concetto espresso dall' arte concettuale nell' idea dell' idea, nel ripiegamento dell' arte su se stessa.
Altra qualità dello specchio è l' aderenza temporale alla realtà, la coincidenza temporale che discosta l' immagine speculare sia dall' immagine fotografica, sia dalla ripresa filmica (documenti) anch' essa con un limite temporale, elaborato con un inizio ed una fine. Questa caratteristica dello specchio gli conferisce una certa precarietà nell' immagine riflessa, la quale non può costituire documento ed essa così non può essere storicizzata integralmente se non con l' ausilio di altri supporti come quello fotografico o filmico. E ciò fa si che la riflessione speculare consista in un aspetto perfettamente aderente alla realtà del presente.
Il bambino di fronte allo specchio si trova per la prima volta davanti ad un' immagine particolare, ma quella speculare è probabilmente un' immagine che non contestualizza subito (coscienza).
La riflessione materializza ciò che si attribuisce sostanzialmente all' oggetto, in quel processo definito da Jung transfert (trasposizione di significato su di un oggetto differente da sè per ciò che non si è in grado di accettare, desiderio o dolore), l' attribuzione di significato e con essa di sentimento, in quel processo dell' apprendimento capace di diventare idea, concetto, il significato dell' oggetto.
A questo proposito è interessante l' esempio del gioco degli elementi solidi nell' estrusione di cerchio, quadrato e triangolo che entrano di misura in apposite fessure, di uguale forma, stagliate su di un contenitore; è un gioco che sperimenta l' oggetto materiale, la forma regolamentata, il colore e il significato della forma bidimensionale nella fessura.
Lo specchio risulta interessante se si osserva non solo la riflessione del sé; il bambino sperimenta la realtà materiale di una stanza, acquisisce importanti informazioni oggettuali ma anche spaziali, si misura costantemente non solo con gli oggetti, ma anche con lo spazio, attraverso la sperimentazione dell' esperienza che ne fa è poi in grado di trasformare questo ambiente in immagine mentale, dove l' ancoraggio alla realtà nella riflessione speculare rimane la forma visiva della stanza e la contemporaneità che accompagna costantemente la riflessione. Ma per poter leggere la propria immagine speculare, cosciente del fatto che essa rappresenta il riflesso astratto della propria fisicità, ci vuole un po' di tempo rispetto alla neonatalità, e il processo di acquisizione della coscienza di sé evolve attraverso l' esperienza e la conoscenza degli oggetti, la loro familiarità nell' acquisizione soggettiva, per ciò soggetta a cambiamenti sostanziali (il discorso sulla caffettiera azzurra), la capacità di pensarli poi come tali traducendoli in immagini mentali e attraverso una serie di informazioni acquisite, forma, colore, dimensioni, spazio di ingombro, funzione non ultima attribuzione di sentimento (familiarità dell' oggetto), concettualizzarli.
Se a 6 mesi il bambino riconosce l' immagine allo specchio, non ha ancora operato quella riflessione di carattere intellettivo sulla riflessione invece speculare, non operando una distinzione cosciente tra immagine riflessa e realtà, cioè integra naturalmente l' immagine riflessa alla realtà materiale.
La specularità quindi, nella sua forma bidimensionale, si esprime nel movimento speculare che imita in maniera perfettamente aderente alla realtà il movimento del corpo, ed è qui che entra in gioco il significato di riflesso nell' estensione del termine, nell' immagine del corpo in movimento contemporanea all' evolversi della realtà presente, non più solo riflesso materiale.
Il gioco del cucùsettete consiste nel gioco dedicato alle cose celate, e prosegue la presa di coscienza del bambino rispetto alle cose; se il gioco allo specchio rappresenta un esercizio capace di coinvolgere un periodo di attività piuttosto lungo in relazione alla riflessione speculare, alla presa di coscienza di sé nell' immagine mentale costitutiva del pensarsi e riconoscersi, in quel processo conoscitivo che va dal semplice divertimento nel vedersi riflessi alla riflessione su se stessi e la propria identità come atto del pensiero che vuole instaurare relazioni formali tra percezione di sé, spazio circostante e gli altri come ad esempio la madre o un fratello, il gioco del cucùsettete rappresenta una metodologia simile alla riflessione speculare (si compare nello specchio e si scompare quando ad esso ci si avvicina o da esso ci si scosta), perché incentra la propria azione, la propria attività ludica sulla presenza formale dell' oggetto conosciuto e la sua improvvisa scomparsa alla vista.
Utilizzando un oggetto noto lo si può nascondere, coprendolo con un foglio o una stoffa per poi chiedere dov'è l' oggetto. In questo modo il bambino sarà costretto a fare mente locale rispetto all' oggetto in questione per favorire il riconoscimento, quindi visualizzarlo mentalmente per poi essere in grado di cercarlo e trovarlo scoprendolo.
Si prenda ad esempio un cucchiaio di gomma rossa, la scoperta dell' oggetto non solo lo pone sotto la sua veste formale, incentrando l' attività sulla semantica intrinseca l' oggetto per distinguere in fase di analisi il materiale nella gomma morbida che favorisce la presa, il colore rosso, la forma di un utensile già conosciuto e legato al particolare momento della pappa, ma decontestualizzato rispetto alla sua funzione di origine perché qui giocattolo adatto ad altre attività che costituiscono altre funzioni importanti come la dentizione o l' esplorazione nella fase orale ad es., tutto questo fa si che il bambino operi una riflessione sul gioco e scopra la sua nuova veste di oggetto la cui azione indiretta può essere scomparire o riapparire, azione capace di scavalcare le due funzioni correlate del cucchiaio quali utensile e funzione vera di giocattolo da utilizzare in relazione ad altri giochi o come strumento per favorire la dentizione.
Il cucùsettete aiuta a scoprire l' oggetto conosciuto e come per la caffettiera azzurra, esso assume un nuovo connotato nella ricerca, questa volta in senso inverso rispetto alla caffettiera (mirò o calder). La scoperta dell' oggetto noto si oppone al significato di sua utilità di destinazione d' uso, alla funzione. Se il bambino conosce la forma del cucchiaio in quanto utensile, così conosce la sua astrazione rispetto al cucchiaio giocattolo destinato ad ulteriori attività, scoprendolo questi si rivela in quanto oggetto, in una ulteriore astrazione di significato dove la sua attività non coadiuva più l' attività del bambino nel gioco e nella vita, ma consiste nell' apparizione e sparizione ed esso sarà così compresente a livello mentale come elemento di alfabetizzazione di un vero e proprio linguaggio materiale qui divenuto l' evidenza di un linguaggio formale per assurgere a vero e proprio linguaggio di per sé astratto rispetto alla realtà, articolabile in nuove combinazioni semantiche nella distinzione tra forma, colore e materiale ad esempio, anch' esse concettualizzate perché pensate per essere ricercate nella realtà dell' oggetto celato.
Il processo inverso nell' esperienza dall' oggetto favorisce il linguaggio verbale.
Il gioco della scala a pioli consiste in un' altra attività interessante, perché proprio al movimento sistematico e ripetitivo figurato nella salita e discesa delle scale è affiliato l' esempio di quell'attività, sì di movimento volontario, ma anche sistematico dimostrativo dell' attività fondamentale della memoria. Salendo i gradini il cervello esegue una serie di operazioni, calcola la distanza tra un gradino e l' altro e la conformazione della stessa scale nell' equidistanza ripetitiva dei gradini in successione verticale. Ogni qualvolta si fa un gradino non è più necessario pensare il passo da eseguire, esso viene eseguito naturalmente senza esitazioni. Ciò significa le distanze essere memorizzate così come la direzione della scala, la sua verticalità ed il verso in cui la si percorre, salita e discesa. I bambini tendono ad eseguire movimenti ripetitivi e medesime attività, sembra questa ripetitività del moto e dell' attività coadiuvare la funzione mnemonica, favorendone l' esercizio pratico in quella tranquillità necessaria alla memorizzazione identificativa di quell' aspetto di plasticità delle funzioni cerebrali fondamentali all' apprendimento, nonché all' equilibrio psichico.
sabato 3 settembre 2016
Concretamente
Si vuole così lasciare una breve traccia sintetica molto utile, dedicata ai bambini da 0 a 6 anni, nel seguente schema:
- esercizi da fare tutti i giorni, dal lunedì al venerdì per almeno 30 min./1 ora al giorno, anche più se ci si trova a proprio agio, senza forzare mai troppo.
- Ideale la mattina dalle 8.00 alle 9.00, quando si è riposati di buon umore e ben disposti.
0-18/24 mesi, ESERCIZI PSICOMOTORI:
www.google.it, digitare per la ricerca esercizi psicomotori.
Utili gli esercizi di manipolazione, conoscere gli oggetti e la loro forma-colore attraverso la vista il tatto, l' udito, esercizi di suono e musicali .
Importante! Appena si riesce cominciare a far prendere confidenza al bambino con matita e foglio, ci si può aiutare con pastelli a cera e olio, carboncino, più semplici, da gestire rispetto alla matita, in un secondo tempo farli anche colorare, cercare di predisporre uno spazio per il disegno verticale in maniera che non ci siano aberrazioni visive fuorvianti rispetto alla vista.
- esercizi da fare tutti i giorni, dal lunedì al venerdì per almeno 30 min./1 ora al giorno, anche più se ci si trova a proprio agio, senza forzare mai troppo.
- Ideale la mattina dalle 8.00 alle 9.00, quando si è riposati di buon umore e ben disposti.
0-18/24 mesi, ESERCIZI PSICOMOTORI:
www.google.it, digitare per la ricerca esercizi psicomotori.
Utili gli esercizi di manipolazione, conoscere gli oggetti e la loro forma-colore attraverso la vista il tatto, l' udito, esercizi di suono e musicali .
Importante! Appena si riesce cominciare a far prendere confidenza al bambino con matita e foglio, ci si può aiutare con pastelli a cera e olio, carboncino, più semplici, da gestire rispetto alla matita, in un secondo tempo farli anche colorare, cercare di predisporre uno spazio per il disegno verticale in maniera che non ci siano aberrazioni visive fuorvianti rispetto alla vista.
Dai 24 mesi SCHEDE DEI COLORI E FORME GEOMETRICHE, sono schede didattiche che si trovano su internet: www.google.it, digitare per la ricerca schede scuola materna forme geometriche e colori primari e secondari, essendo necessarie quotidianamente si possono plastificare in cartoleria al costo di circa 2 euro al foglio.
Dai 36 mesi 5 anni, si possono cominciare a fare gli esercizi sulle schede vere e proprie, sempre stampandole da internet, le materie, ordinate in progressione, da digitare su www.google.it, nella ricerca, affianco a schede didattiche scuola materna sono le seguenti:
- ORIENTAMENTO SPAZIALE
- IL CORPO UMANO
- PREGRAFISMO
- NUMERI E LETTERE DELL' ALFABETO
- LOGICA
- LE AZIONI
- ITALIANO
- MATEMATICA
Se risulta difficile tenere impegnati i bambini sul foglio, si può fare il gioco delle mele che aiuta addizioni e sottrazioni:
metto una mela sul tavolo ne aggiungo una e chiedo quante mele sono? poi sottraggo una mela e chiedo ora quante mele sono? ecc...
Si possono fare insieme dei puzzle.
Sono utili libri con esercizi adatti all' età (sempre su internet editori per la scuola).
Un consiglio utile:
mai forzare i bambini a fare le suddette attività, ma porle, specie all' inizio, come un gioco che si può agganciare agli oggetti presenti nell' ambiente circostante (ad esempio le figure geometriche, lo specchio è rotondo, oppure quadrato, il segnale stradale è triangolare ecc..., la stessa cosa vale per l' orientamento spaziale ed il corpo umano).
Ricordare sempre che le attività devono essere piacevoli e rappresentare un momento costruttivo gradevole e felice da vivere insieme, devono essere rese amabili e non odiose.
Ricordare sempre che le attività devono essere piacevoli e rappresentare un momento costruttivo gradevole e felice da vivere insieme, devono essere rese amabili e non odiose.
Consigliarsi con il pediatra o il nutrizionista riguardo una buona dieta completa personalizzata da far seguire al bambino, ottima coadiuvatrice dello sviluppo psicofisico.
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