venerdì 4 novembre 2016

Segno, oggetto, calcolo

La modernità ha comportato trasformazioni formali in un procedimento non più giocato esclusivamente sulla riflessione della luce, ma sulla rifrazione come testimoniato storicamente dal movimento impressionista; questo aspetto estetico trova la sua radice negli studi sull' anatomia leonardeschi, la luce permea la forma antropomorfa ed essa si scompone in ciò che possiamo considerare la meccanica della funzione del corpo fisico, astratta rispetto alla conoscenza comune significativa della forma antropomorfa.
Leon Battista Alberti teorizzando la prospettiva inaugura quel processo analitico che dalla sezione del primo piano del cono prospettico, il piano di proiezione, scende in profondità al punto principale, il punto di proiezione del cono, concetto a mio avviso ben esemplificato dal Diluvio Universale di Paolo Uccello, con le figure giustapposte sulle rette del cono, alterate in termini dimensionali e isolate come concetti, come significati, in una palesata analisi formale.
Il punto principale è affrontato da Kandinskij in una scomposizione della forma incentrata sulla retrocessione della rappresentazione agli elementi fondamentali di punto, retta, spazio, figura.
Tati, la gatta con pelo lungo, luglio 2014, età 3 anni
pastelli a olio, cm 100 x cm 70
Bottiglia, mamma, nonna, zia, novenbre 2014, età 3 anni
carboncino e pastelli a olio, cm 50 x cm 70 
Il bambino debole di mente, il ritardato presenta già in tenerissima età certe caratteristiche psicofisiche, spesso queste costituiscono il suo patrimonio genetico e lo determinano, ne determinano una condizione permanente. Tra i sintomi del ritardo possono esservi (indicativamente) il vero e proprio ritardo nell' espressione grafica, addirittura la difficoltà a tenere la matita in mano prima di una certa età, ritardo nell' espressione verbale, considerando il fatto i bambini non avere tutti gli stessi tempi. Ma considerando il rapporto tra articolazione bassa e alta plasticità nel bambino piccolo, si può comprendere come questa plasticità si possa ridurre nel tempo notevolmente in un rapporto indirettamente proporzionale con l' articolazione, la plasticità però essere fondamentale all' acquisizione di nozioni, a scongiurare la tipologia dei sintomi i quali in un secondo tempo possono divenire permanenti a classificarlo come ritardato mentale.
Utile il processo relativo alla modernità dove la regressione formale avvallata dalla teorizzazione della regolamentazione alla percezione prospettica, in quanto concetto significativo di per sé, come esempio di configurazione d' analisi, a giungere al punto principale, il punto di frattura formale individuato da Kandinskij in punto, retta, spazio, figura, a riorganizzare questi elementi primari sullo spazio del foglio in qualità di spazio aperto, spazio libero.
Il bambino che presenta queste difficoltà, può utilizzare strumenti più agevoli della matita, come ad esempio pastelli ad olio o gessi colorati a favorire la libera espressione naturalmente organizzata sul foglio dalla sua abilità, dalla sua particolare espressione di un mondo materiale acquisito, in quanto sua prorpia espressione intellettuale.
I disegni del bambino in questione si riferiscono ad un normodotato, ma la meccanica dell' esercizio può aiutare ad affrontare con migliore agilità anche bambini con lievi deficit.
Nella psicologia della forma, gestaltpsicology, di David Katz si affronta un problema elementare, ma necessario a spiegare un fenomeno come quello delle immagini in movimento, l' autore fa un semplice esempio, affianca rette orizzontali, prima tre rette identiche e equidistanti poi tre rette equidistanti ed una molto vicina ad una delle tre. Con questo semplice esempio dimostra l' occhio tendere ad avvicinare le due rette parallele molto vicine tra loro, in un meccanismo visivo che nella sintesi individua la figura.
Nella sequenza filmica si hanno una serie di fotogrammi fissi, decidendo di proiettare il movimento di una retta potremmo pensare a dieci fotogrammi dove una retta verticale e perpendicolare alla linea di terra nel fotogramma successivo venga ruotata, tenendone fissa l' estremità inferiore come fulcro, di 20° in senso orario, il terzo fotogramma 40° e così via fino all' ultimo fotogramma con la retta orizzontale. Questo esempio consiste nel passo successivo all' esempio di Katz, cioè dimostra la sintesi operata dall' occhio nella percezione delle rette che si susseguono vicine, la quale ne restituisce alla percezione visiva il movimento illusorio.
Le immagini cinetiche della gestalt sfruttano questo principio, la sintesi operata dall' occhio in alcune circostanze, la quale restituisce l' illusione di un movimento, esclusa la meccanica della proiezione, il movimento è illusione in un' unica immagine.
Questa consiste nella dimostrazione pratica dell' esistenza di una psicologia della forma.
Si è parlato di disgrafia come conseguenza correlata alla psicomotricità.
Il disegno seguente è stato affrontato insieme al bambino di un anno e mezzo/ due, io ho disegnato il nostro gatto e ho invitato il bambino a partecipare e lui è intervenuto con quei segni circolari, il disegno è stato sul nostro tavolo per parecchio e il bambino è potuto intervenire più volte, da notare come la pressione nel tempo sia aumentata, fino a procurare un segno estremamente deciso. Stimolato dall' eseguire un lavoro insieme e di "appropriazione" e dall' animale conosciuto, vissuto con la serie dei sentimenti.
Il disegno seguente consiste in una scheda didattica di pregrafismo, la primissima scheda affrontata dallo stesso bambino all' età di tre anni, quindi un anno e mezzo dopo il lavoro del gatto, le prime due righe le ho eseguite io per spiegare l' esercizio, le altre sono state affrontate dal bambino, l' esercizio è bene eseguito, è stato capito, ma è da notare la pressione della matita particolarmente flebile e ci sono voluti parecchi esercizi e parecchio tempo per rafforzarla.

Mini il nostro gatto, anno 2013, intervento a matita 1 anno e mezzo due anni,
pastelli e matita, cm 35 x cm 50



sabato 22 ottobre 2016

La teoria del campo

Sono molto utili i giochi della memoria e metacognitivi, di seguito due link di riferimento:
memosystem.it/articoli/allena-la-mente/esercizi-per-la-mente/esercizi-di-concentrazione-per-i-bambini
pavonerisorse.it/meta/gioco/gioco7.htm

La teoria del campo di Kurt Lewin prende in considerazione un aspetto importante rispetto alla sfera personale entro la quale ogni persona matura uno spazio fisico e psicologico in cui vengono ad interagire la serie degli spazi fisici e con un'implicazione invece riguardante campi di attività e significato, (teoria dinamica della personalità).
L' autore per prima cosa affronta un distinguo tra fisica aristotelica e fisica galileiana, distinzione la cui espressione pratica si può affiliare al funzionamento tradotto in sequenza della registrazione del dna, appunto funzioni di registrazione e replicazione, con un parallelo sui concetti di storia e sistema, evento casuale, fortuito e ripetitività sistematica di un evento.
La storia non viene presa in esame dalla scienza, in quanto non risponde ai criteri di sistema che se isolati poi confrontabili e confutabili nel risultato, dove il sistema è caratterizzato da fattori come azione-evento;tempo-frequenza;spazio-ambiente.
In particolari condizioni ambientali, la ripetitività di un fenomeno determina un sistema. A questo proposito la ricerca scientifica si è occupata di indagare le tabelle depositate relative al dna umano e nelle sequenze genetiche è stato individuato quello che potremmo definire un sistema, attraverso la ripetitività sequenziale di alcuni fattori del codice, la ripetizione di sequenza individua un' azione specifica del dna sul corpo biologico e determina una forma precisa relativa ad una specie, attraverso il genoma di un particolare invertebrato, riconducendo l' origine del dna umano ad esso. Di conseguenza si può affermare all' osservazione un sistema in relazione a particolari condizioni ambientali essere determinante per la formazione e replicazione del dna, a differenza del fenomeno isolato. In realtà particolari fenomeni divengono significativi in base all' incisività dell' incidenza dell' azione sull' attività elettrica del sistema nervoso. La stessa cosa vale per l' evento storico, la sua portanza può originare cambiamenti geografici, territoriali, sociali e quindi ambientali importanti i quali divengono il campo di azione, lo spazio vitale dell' uomo, determinanti la sua forma psico-fisica, la sua particolare eredità genetica.
In questo senso si stabilisce una linea continua tra la valutazione dicotomica in Aristotele e la formula scientifica di Galileo, formalmente potremmo tradurle in massimo contrasto bianco/nero e gradazione di grigi nella progressione tra lo 0 e il 10 (0%, 10%, 20% ecc...) in relazione ad esempio agli studi sulla gestalt, le figure ambigue, l' associazione delle rette o la teoria sui colori complementari la cui somma dà sempre un grigio; e la formula fisica, la legge indagata da un' artista concettuale come Venet in quanto astrazione di un linguaggio verbale di per sé già astrazione della rappresentazione.
In realtà nella decodificazione genetica del dna il processo risulta la verbalizzazione di un' osservazione, astratta di un microcosmo, invisibile per cui prima indagine poi rappresentazione. Registrazione di un codice astratto, ermetico, rivolto alla consapevolezza nella conoscenza piuttosto che alla forma e al comportamento dell' oggetto materiale, poi tradotto in lettura all' individuazione di un sistema nella verbalizzazione sintattica della registrazione del codice, il quale perde la sua natura antropomorfa della legge per individuare al contrario un aspetto modulare, dove il modulo di sistema si può riscontrare in altre registrazioni, e diviene così indicativo della forma antropomorfa, sia l' individuazione di una specie che l'evoluzione di una specie come dimostrato nella ricerca sul dna umano.
Si ribadisce gli esercizi psicomotori essere molto importanti da far eseguire al bambino nella primissima fase della sua esistenza. Trascurarli volutamente, volontariamente, per motivi differenti dallo stato di salute del bambino può costituire una delle responsabilità rispetto l' asimmetria della struttura mentale manifesta nello psicotico.
Nel bambino può manifestarsi debolezza mentale, la corrispondenza di un ritardo mentale.
Il primo problema rispetto alla debolezza mentale è costituito al quesito insito, posto nel riconoscimento di una struttura costitutiva la teoria dinamica della debolezza mentale.
Il fatto stesso si parli di struttura ne sottolinea la natura nella riorganizzazione della struttura mentale vigente nella norma. Se ne può dedurre nella debolezza mentale la struttura  consistere in una riorganizzazione, genericamente considerata qui, post-fenomenica. Di conseguenza sia essa materia di ereditarietà genetica, sostanzialmente la natura, l' origine della riorganizzazione, o malattia contratta, consiste in un riassestamento post-fenomenico, quindi uno o più eventi devono precedentemente aver scomposto la struttura mentale vigente nella normalità.
La struttura mentale in un secondo tempo si riassesta, riorganizza su differenti parametri e dato l' imput esterno agire sul sistema nervoso e a sua volta influire su registrazione e replica del dna, la dinamica intesa come struttura della debolezza mentale può divenire così materia strutturale trasmissibile attraverso l' ereditarietà genetica.
Il debole di mente presenta affinità strutturale con il bambino molto piccolo.
La struttura mentale risulta scarsamente differenziata, plastica nel bambino piccolo, mentre il debole di mente presenta una certa rigidità.
Il fattore in comune consiste nella scarsa articolazione, qualità presente in entrambe le tipologie nella rigidità, mentre la differenza consiste nella plasticità di apprendimento.
E' difficile considerare l' affinità tra il bambino molto piccolo e il debole di mente perché in primo luogo nel bambino non è presente la riorganizzazione mentale, necessaria e costitutiva la mente debole, nel primo caso l' assetto è organizzato sulla norma, nel secondo vi è nuova organizzazione più fragile rispetto al fondamento della prima. In secondo luogo nel bambino piccolo la mancata differenziazione è costituita di ciò che potremmo definire al pari del rodaggio di un meccanismo, una prova della memoria, mentre nel caso nel debole di mente la mancata differenziazione è dovuta alla scarsa plasticità in quanto problema riflesso della memoria, la quale risulta alterata in termini temporali e di capacità di apprendimento.
Per poter valutare l' attività nel bambino debole di mente è necessario sottoporlo ad una specifica attività e ad una attività sostitutiva, con lo stesso obiettivo della prima, ma più semplice rispetto ad essa e fare un confronto, sulle medesime attività, con il bambino nella norma. All' osservazione l' aspetto rilevante è il valore implicito tra la prima e la seconda attività in relazione al bambino normale e al debole di mente.
Nel bambino sano c'è interazione tra le due attività, la prima coadiuva la riuscita della seconda. Mentre nel debole di mente le due attività anche se simili, con lo stesso obiettivo, ma la sostitutiva più semplice, sono considerate isolatamente, quindi entrambe vengono eseguite come se tra loro non vi fosse relazione. Questo aspetto è significativo nella dinamica della debolezza mentale, costituisce l' esempio di concetto di rigidità mentale, la mancata articolazione dovuta alla mancanza di comunicazione tra due informazioni molto simili, tra due concetti simili e due obiettivi simili. Essi non riescono ad usufruire della messa in relazione, ma costituiscono un episodio isolato nella mente debole e questo fa si che l' esperienza non riesca ad essere assimilata per favorire il raggiungimento dell' obiettivo, operazione semplice nel normodotato.
La relazione attività-tempo è una costante nell' attività del debole di mente, sia l' attività principale che la sostitutiva. Questo concetto è ben espresso nel disegno strutturato come può essere quello di una griglia con elementi identici adiacenti. Il debole di mente non riesce a disegnare la griglia ma tende ad isolarne gli elementi per disegnarli uno ad uno dove la concezione di griglia rimane ancorata alla concezione di elemento singolo isolato. Questo aspetto che vede il ritardato non riuscire ad apprendere gli elementi acquisiti dall' esperienza per poterli utilizzare nell' esperienza dell' attività successiva fa riferimento all' attività mnemonica, la quale deve essere compensata dall' attenzione, una costante nel debole di mente e molto più alta rispetto al normodotato. Il rapporto tra memoria e attenzione è la chiave di lettura della difficoltà di apprendimento dove le nozioni costituiscono un fatto isolato, i concetti sono un fatto isolato la cui relazione dinamica è preclusa al debole di mente ed egli deficita della velocità di elaborazione necessaria alla stessa azione fisica e all' immaginazione dell' obiettivo realizzato come fine ultimo il processo dell' attività.
Se isoliamo questo sistema dal deficit e lo consideriamo per se stesso, possiamo notare almeno due punti cardinali, il primo è l' isolamento dell' oggetto come del concetto e suo valore di significato, per questo puro, non subisce contaminazione di altri concetti come di altri oggetti; il secondo punto consiste in un sistema che tende a scomporre il sistema attraverso l' isolamento dell' oggetto, dell' ingranaggio e del significato per non riuscire a valutarlo nell' insieme della funzionalità di sistema, qualità indispensabile all' analisi e ai processi analitici.
Il debole di mente nello snodo logico al ragionamento vede sofferente la capacità di articolazione dei concetti acquisiti. Nel processo di apprendimento questo comporta difficoltà di acquisizione della nozione, tale da non poter essere attinta dalla memoria ed utilizzata in maniera fluente e agevole.
Questa osservazione può essere utile nel programma educativo rivolto a tutti i bambini indistintamente con semplici esercizi dedicati alla percezione visiva.
A questo riguardo nell' affrontare il disegno libero si è proposto un procedimento in grado di utilizzare il concetto di articolazione, ponendo in essere un' avvertenza di carattere fisico, più chiaramente non si è proposto un soggetto strutturato come può essere una griglia organizzata, dove è naturale il bambino debole di mente trovare grosse difficoltà nell' affrontarla nel suo complesso, proprio per l' incapacità di concepire un' immagine strutturata in quanto sistema attivo (una caratteristica dello studio della gestalt, esemplificativo lo studio delle immagini in movimento, la cinesi), ma agendo sulla stessa forma fisica del disegno. Esso è sempre sostenuto da un supporto cartaceo che varia in termini dimensionali, sui quali si è affrontata una vera e propria ginnastica visiva. In primo luogo si è scelto il soggetto, come può essere una sedia, poi si è realizzato il bozzetto del soggetto, cioè il disegno del soggetto in piccole dimensioni, un foglio A4, infine la realizzazione del disegno originale cm 100 x cm 70, colorato con le tempere. A lavoro concluso si è fotografato il risultato e riportato sul supporto digitale (icona).
Sedia Armadio, tempera su carta, cm 50 x cm 70, gennaio 2015, età 3 anni
Questo processo è affrontato da Kosuth, artista concettuale, nell' opera Una, Tre Sedie; l' opera affronta in realtà un sistema evoluto e più complesso riguardo la percezione, il tema del linguaggio, dove il punto di partenza consiste nell' immagine fotografica in quanto corrispondenza al pensiero visivo e prima astrazione dell' oggetto, ma il processo è simile a quello esclusivamente relativo alla percezione visiva in cui si parte dall' osservazione del mondo materiale, concreto, reale, per approdare alla prima astrazione nel disegno. Non è solo la capacità intellettuale di concettualizzare l' oggetto ma una vera e propria ginnastica visiva, che potremmo paragonare alla mano aperta e distesa che lentamente si chiude e si riapre, incentrata sulla visione dell' oggetto nel disegno, da piccolo a grande a piccolo, da concreto a virtuale, come affrontato da Magritte, artista surrealista, in Questa Pipa non è una Pipa in cui l' attenzione si concentra sull' opera d' arte, il quadro esso stesso oggetto, soggetto di un ambiente, uno spazio fisico ad essa dedicato.
Anche il nostro disegno è quindi un oggetto, la sua natura coincide fisicamente con la percezione visiva del bambino, ne è l' espressione materiale, l' esercizio oltre a maturare una capacità intellettuale porta il bambino ad esercitare la prima possibilità di articolazione lenta tra i concetti acquisiti, sia nel bambino piccolo che nel debole di mente. In questo caso il concetto primo è uno, l' oggetto soggetto del disegno, ma questi passa in secondo piano rispetto all' oggetto primo nel disegno stesso e la variazione dimensionale avviene sul piano della realtà, il piano del disegno. Così l' articolazione non avviene tra più oggetti, più concetti acquisiti, ma un solo concetto acquisito nel disegno della sedia realizzato e in quanto tale, già sufficiente. Rispetto alla frase di carattere verbale (sintassi) o all' operazione matematica con più numeri (Aristotele al numero corrisponde l' oggetto) qui vi è una notevole semplificazione dell' esercizio, sarà la variazione dimensionale, e non la più complessa articolazione concettuale, a far si che avvenga il rudimento alla prima articolazione.

lunedì 26 settembre 2016

Potreste ...

Potreste conservare delle bottigliette vuote di plastica da 1/2 litro usate per l' acqua, almeno una trentina di bottigliette.
Utilizzando la tempera acrilica e un pennello, colorarne 10 rosse, 10 blu, 10 gialle; rosso, blu, giallo costituiscono i tre colori primari puri e fondamentali alla quadricromia. Riempire le bottigliette a metà con sabbia in modo da renderle stabili anche se urtate, e con le 10 bottigliette dello stesso colore, costruire un percorso fatto da due file parallele di 5 bottiglie, così disporre i tre percorsi, uno rosso, uno blu, uno giallo affiancati o comunque vicini, in modo da essere subito distinti dal bambino, quando egli comincia a gattonare invitarlo a percorrere il percorso colorato e magari alla fine del percorso disporre un giocattolo che conosce da afferrare.
In questo modo si allenerà ad eseguire un percorso prestabilito, a distinguere l' oggetto disposto alla fine del percorso ed afferrarlo e soprattutto a distinguere i colori primari.
In un secondo tempo, potreste disporre altri percorsi con i tre colori secondari che sono il verde, l' arancione ed il viola.

sabato 17 settembre 2016

Il gioco dinamico

Di seguito due riferimenti sintetici ma con attività molto utili allo sviluppo psicomotorio nel bambino da 0 a 3 anni:
www.nostrofiglio.it/neonato/giochi-per-neonati/giochi-per-stimolare-lo-sviluppo-del-bebe-da-0-a-12-mesi
www.vitazerotre.com/p/ludoteca_2.html
Vi sono giochi da mettere in pratica da 0 a 12 mesi, sono semplici da adottare e ricordano il processo presente nei dinamismi attenzionali, utili alla comprensione sia della lettura visiva, sia della successiva capacità progettuale, già dedicati alla progettualità nell' adulto.
Nel nostro caso mettono in moto il rapporto presente tra individuo e mondo materiale, la presa di coscienza della realtà materiale, la sua collocazione nella realtà di tipo introspettivo, l' identità quindi dell' oggetto in quanto tale perché conosciuto per ciò che materialmente è, anche se non ancora, non sempre almeno, legato alla sua funzione ed utilità.
Questo significa che nella conoscenza acquisita del mondo, gli oggetti assumono un' identità connotativa in termini individuali, di parte rispetto alla loro identità oggettiva.
L' identità dell' oggetto spesso attraverso la conoscenza, come ad esempio la scoperta della funzione dell' oggetto, ne rinnova la conoscenza e gli attribuisce una vera e propria luce differente rispetto alla sua identità nella realtà precedentemente conosciuta.
Ad esempio, si pensi ad un oggetto di cui non si conosce la funzione, in metallo, di colore azzurro, collocato all' interno di una stanza familiare come può essere il soggiorno di casa.
Ogni qualvolta si entri nella stanza l' oggetto possiede la sua collocazione spaziale e la sua identificazione passa per il materiale di cui è fatto, il suo colore e la sua forma, per lo spazio che occupa all' interno di uno spazio conosciuto. Se si fa mente locale quante volte si è udita la frase retorica "questo oggetto è sempre stato qui!", come se fossero inerzia e spazio altri elementi connotativi.
Poi un bel giorno scopriamo questo oggetto essere una caffettiera, un marchingegno capace attraverso un semplice processo di filtrazione di fare una bevanda particolare molto conosciuta e consumata.
A questo punto l' oggetto per noi cambia di significato totalmente e non solo, ma entra attivamente nell' esercizio dei nostri gesti quotidiani, rinfrescato, rinnovato rispetto alla conoscenza precedentemente acquisita e pesantemente connotativa.
E' la riscoperta della realtà, liberatoria.
Un esempio pratico è costituito dal gioco dello specchio e da gioco del cucùsettete.
Il gioco dello specchio ci offre un esempio interessante anche in relazione a recenti esperimenti (pubblicati) condotti sulla capacità di visione del neonato in relazione alla mimica facciale.
Abbiamo parlato dell' istinto di sopravvivenza del neonato rispetto al profondo legame con la madre e un aspetto fondamentale è legato alla mimica facciale.
Il bambino impara a leggere l' espressione sul volto della madre e la traduce emotivamente nella lettura di un sentimento emozionale, ciò sviluppa la capacità di lettura non solo in relazione all' ambiente circostante, ma a ciò che nel linguaggio filosofico è materialmente tradotto come concetto per sua natura astratto di derivazione emotiva.
Più chiaramente se dico cavallo mi rivolgo alla sfera materiale delle cose concrete e immutabili se non attraverso la proprietà dell' intelletto capace di spostarle di piano, sul fronte simbolico, dove per simbolo si intende la nominazione di una cosa che sta a significarne un' altra.
Ma se dico amore esso rappresenta un fatto di per se astratto rispetto alla realtà materiale, e ad esso corrispondono una moltitudine di rappresentazioni retoriche spesso di derivazione simbolica.
Ma l' amore di per sé consiste in un fenomeno (come nella tempesta di Giorgione) perché esso è in grado di produrre cambiamenti fisici e materiali, agisce e ha un' azione, ad es. nel bambino protettiva dalla madre, fondamentale alla sopravvivenza ma anche al corretto sviluppo intellettivo e fisico, e produce uno stato d' animo di felicità.
Lo stesso vale per la rabbia, al contrario.
Per cui sviluppare questa capacità di lettura mimica si può capire essere fondamentale allo sviluppo e il bambino lo fa attraverso un sistema di riflesso speculare (i neuroni specchio).
Nel bambino molto piccolo una cosa è il gioco dello specchio che consiste in un elemento materiale inserito nella realtà con la sua riflessione concreta e aderente ad essa, veritiera.
Una cosa è la proiezione sullo schermo piatto di figure artefatte a imitazione della mimica facciale, di per se appartenenti a quello spazio virtuale da progetto,ancora non intelligibile per il neonato che sviluppa la sua capacità di presa di coscienza attraverso la realtà materiale, compresa la mimica che probabilmente legge nella sua tridimensionalità, come il rapporto che stabilisce tra cubo e fessura quadrata corrispondente, dove l' oggetto può entrare per coincisione di misura (l' apertura è piatta ma tridimensionale in senso astratto perché riguarda lo spazio, come nello spazialismo di Fontana).
Possiamo così capire come l' amore e l' amore materno consista nella prima chiave di lettura emozionale della mimica facciale che sviluppa nello spazio la sua tridimensionalità oggettuale, non è la proiezione di un' immagine.
Lo specchio in questo senso rappresenta la mediazione tra l' artefatto nel progetto bidimensionale, come l' elaborato nel disegno figurativo o più dettagliatamente l' immagine fotografica, e la realtà tridimensionale, perché presenta peculiarità molto particolari le quali da un lato riconducono la realtà ad un' immagine, dall' altro la fanno aderire perfettamente alla realtà tridimensionale, quindi dello spazio che costantemente viviamo.
Le qualità connotative lo specchio sono la riflessione e la coincidenza temporale con il presente costante, il riquadro (Michelangelo Pistoletto arte concettuale).
La riflessione dello specchio è materialmente costituita dal riflesso della realtà perfettamente veritiero come nessun' altra rappresentazione può essere, avvicinato dalla ripresa filmica e dallo scatto fotografico ma lontani dalla riflessione speculare in termini di definizione temporale.
Riflessione assume anche un significato astratto rispetto alla sua realtà materiale nell' immagine riflessa, e viene a significare pensiero su ciò che è stato, il ripensare a ciò che si è vissuto materialmente o concettualmente appreso, e l' immagine riflessa in questo senso identifica l' aspetto concettuale legato alla riflessione in quanto elaborazione intellettuale, perché costituisce la realtà trasposta della realtà stessa, vera, effettiva, materiale, e la riflessione consiste in questo concetto espresso dall' arte concettuale nell' idea dell' idea, nel ripiegamento dell' arte su se stessa.
Altra qualità dello specchio è l' aderenza temporale alla realtà, la coincidenza temporale che discosta l' immagine speculare sia dall' immagine fotografica, sia dalla ripresa filmica (documenti) anch' essa con un limite temporale, elaborato con un inizio ed una fine. Questa caratteristica dello specchio gli conferisce una certa precarietà nell' immagine riflessa, la quale non può costituire documento ed essa così non può essere storicizzata integralmente se non con l' ausilio di altri supporti come quello fotografico o filmico. E ciò fa si che la riflessione speculare consista in un aspetto perfettamente aderente alla realtà del presente.
Il bambino di fronte allo specchio si trova per la prima volta davanti ad un' immagine particolare, ma quella speculare è probabilmente un' immagine che non contestualizza subito (coscienza).
La riflessione materializza ciò che si attribuisce sostanzialmente all' oggetto, in quel processo definito da Jung transfert (trasposizione di significato su di un oggetto differente da sè per ciò che non si è in grado di accettare, desiderio o dolore), l' attribuzione di significato e con essa di sentimento, in quel processo dell' apprendimento capace di diventare idea, concetto, il significato dell' oggetto.
A questo proposito è interessante l' esempio del gioco degli elementi solidi nell' estrusione di cerchio, quadrato e triangolo che entrano di misura in apposite fessure, di uguale forma, stagliate su di un contenitore; è un gioco che sperimenta l' oggetto materiale, la forma regolamentata, il colore e il significato della forma bidimensionale nella fessura.
Lo specchio risulta interessante se si osserva non solo la riflessione del sé; il bambino sperimenta la realtà materiale di una stanza, acquisisce importanti informazioni oggettuali ma anche spaziali, si misura costantemente non solo con gli oggetti, ma anche con lo spazio, attraverso la sperimentazione dell' esperienza che ne fa è poi in grado di trasformare questo ambiente in immagine mentale, dove l' ancoraggio alla realtà nella riflessione speculare rimane la forma visiva della stanza e la contemporaneità che accompagna costantemente la riflessione. Ma per poter leggere la propria immagine speculare, cosciente del fatto che essa rappresenta il riflesso astratto della propria fisicità, ci vuole un po' di tempo rispetto alla neonatalità, e il processo di acquisizione della coscienza di sé evolve attraverso l' esperienza e la conoscenza degli oggetti, la loro familiarità nell' acquisizione soggettiva, per ciò soggetta a cambiamenti sostanziali (il discorso sulla caffettiera azzurra), la capacità di pensarli poi come tali traducendoli in immagini mentali e attraverso una serie di informazioni acquisite, forma, colore, dimensioni, spazio di ingombro, funzione non ultima attribuzione di sentimento (familiarità dell' oggetto), concettualizzarli.
Se a 6 mesi il bambino riconosce l' immagine allo specchio, non ha ancora operato quella riflessione di carattere intellettivo sulla riflessione invece speculare, non operando una distinzione cosciente tra immagine riflessa e realtà, cioè integra naturalmente l' immagine riflessa alla realtà materiale.
La specularità quindi, nella sua forma bidimensionale, si esprime nel movimento speculare che imita in maniera perfettamente aderente alla realtà il movimento del corpo, ed è qui che entra in gioco il significato di riflesso nell' estensione del termine, nell' immagine del corpo in movimento contemporanea all' evolversi della realtà presente, non più solo riflesso materiale.
Il gioco del cucùsettete consiste nel gioco dedicato alle cose celate, e prosegue la presa di coscienza del bambino rispetto alle cose; se il gioco allo specchio rappresenta un esercizio capace di coinvolgere un periodo di attività piuttosto lungo in relazione alla riflessione speculare, alla presa di coscienza di sé nell' immagine mentale costitutiva del pensarsi e riconoscersi, in quel processo conoscitivo che va dal semplice divertimento nel vedersi riflessi alla riflessione su se stessi e la propria identità come atto del pensiero che vuole instaurare relazioni formali tra percezione di sé, spazio circostante e gli altri come ad esempio la madre o un fratello, il gioco del cucùsettete rappresenta una metodologia simile alla riflessione speculare (si compare nello specchio e si scompare quando ad esso ci si avvicina o da esso ci si scosta), perché incentra la propria azione, la propria attività ludica sulla presenza formale dell' oggetto conosciuto e la sua improvvisa scomparsa alla vista.
Utilizzando un oggetto noto lo si può nascondere, coprendolo con un foglio o una stoffa per poi chiedere dov'è l' oggetto. In questo modo il bambino sarà costretto a fare mente locale rispetto all' oggetto in questione per favorire il riconoscimento, quindi visualizzarlo mentalmente per poi essere in grado di cercarlo e trovarlo scoprendolo.
Si prenda ad esempio un cucchiaio di gomma rossa, la scoperta dell' oggetto non solo lo pone sotto la sua veste formale, incentrando l' attività sulla semantica intrinseca l' oggetto per distinguere in fase di analisi il materiale nella gomma morbida che favorisce la presa, il colore rosso, la forma di un utensile già conosciuto e legato al particolare momento della pappa, ma decontestualizzato rispetto alla sua funzione di origine perché qui giocattolo adatto ad altre attività che costituiscono altre funzioni importanti come la dentizione o l' esplorazione nella fase orale ad es., tutto questo fa si che il bambino operi una riflessione sul gioco e scopra la sua nuova veste di oggetto la cui azione indiretta può essere scomparire o riapparire, azione capace di scavalcare le due funzioni correlate del cucchiaio quali utensile e funzione vera di giocattolo da utilizzare in relazione ad altri giochi o come strumento per favorire la dentizione.
Il cucùsettete aiuta a scoprire l' oggetto conosciuto e come per la caffettiera azzurra, esso assume un nuovo connotato nella ricerca, questa volta in senso inverso rispetto alla caffettiera (mirò o calder). La scoperta dell' oggetto noto si oppone al significato di sua utilità di destinazione d' uso, alla funzione. Se il bambino conosce la forma del cucchiaio in quanto utensile, così conosce la sua astrazione rispetto al cucchiaio giocattolo destinato ad ulteriori attività, scoprendolo questi si rivela in quanto oggetto, in una ulteriore astrazione di significato dove la sua attività non coadiuva più l' attività del bambino nel gioco e nella vita, ma consiste nell' apparizione e sparizione ed esso sarà così compresente a livello mentale come elemento di alfabetizzazione di un vero e proprio linguaggio materiale qui divenuto l' evidenza di un linguaggio formale per assurgere a vero e proprio linguaggio di per sé astratto rispetto alla realtà, articolabile in nuove combinazioni semantiche nella distinzione tra forma, colore e materiale ad esempio, anch' esse concettualizzate perché pensate per essere ricercate nella realtà dell' oggetto celato.
Il processo inverso nell' esperienza dall' oggetto favorisce il linguaggio verbale.
Il gioco della scala a pioli consiste in un' altra attività interessante, perché proprio al movimento sistematico e ripetitivo figurato nella salita e discesa delle scale è affiliato l' esempio di quell'attività, sì di movimento volontario, ma anche sistematico dimostrativo dell' attività fondamentale della memoria. Salendo i gradini il cervello esegue una serie di operazioni, calcola la distanza tra un gradino e l' altro e la conformazione della stessa scale nell' equidistanza ripetitiva dei gradini in successione verticale. Ogni qualvolta si fa un gradino non è più necessario pensare il passo da eseguire, esso viene eseguito naturalmente senza esitazioni. Ciò significa le distanze essere memorizzate così come la direzione della scala, la sua verticalità ed il verso in cui la si percorre, salita e discesa. I bambini tendono ad eseguire movimenti ripetitivi e medesime attività, sembra questa ripetitività del moto e dell' attività coadiuvare la funzione mnemonica, favorendone l' esercizio pratico in quella tranquillità necessaria alla memorizzazione identificativa di quell' aspetto di plasticità delle funzioni cerebrali fondamentali all' apprendimento, nonché all' equilibrio psichico.

sabato 3 settembre 2016

Concretamente

Si vuole così lasciare una breve traccia sintetica molto utile, dedicata ai bambini da 0 a 6 anni, nel seguente schema:

- esercizi da fare tutti i giorni, dal lunedì al venerdì per almeno 30 min./1 ora al giorno, anche più se ci si trova a proprio agio, senza forzare mai troppo.
- Ideale la mattina dalle 8.00 alle 9.00, quando si è riposati di buon umore e ben disposti.

0-18/24 mesi, ESERCIZI PSICOMOTORI:
www.google.it, digitare per la ricerca esercizi psicomotori.

Utili gli esercizi di manipolazione, conoscere gli oggetti e la loro forma-colore attraverso la vista il tatto, l' udito, esercizi di suono e musicali .

Importante! Appena si riesce cominciare a far prendere confidenza al bambino con matita e foglio, ci si può aiutare con pastelli a cera e olio, carboncino, più semplici, da gestire rispetto alla matita, in un secondo tempo farli anche colorare, cercare di predisporre uno spazio per il disegno verticale in maniera che non ci siano aberrazioni visive fuorvianti rispetto alla vista.

Dai 24 mesi SCHEDE DEI COLORI E FORME GEOMETRICHE, sono schede didattiche che si trovano su internet: www.google.it, digitare per la ricerca schede scuola materna forme geometriche e colori primari e secondari, essendo necessarie quotidianamente si possono plastificare in cartoleria al costo di circa 2 euro al foglio.

Dai 36 mesi  5 anni, si possono cominciare a fare gli esercizi sulle schede vere e proprie, sempre stampandole da internet, le materie, ordinate in progressione, da digitare su www.google.it, nella ricerca, affianco a schede didattiche scuola materna sono le seguenti:

- ORIENTAMENTO SPAZIALE
- IL CORPO UMANO
- PREGRAFISMO
- NUMERI E LETTERE DELL' ALFABETO
- LOGICA
- LE AZIONI
- ITALIANO
- MATEMATICA

Se risulta difficile tenere impegnati i bambini sul foglio, si può fare il gioco delle mele che aiuta addizioni e sottrazioni:
metto una mela sul tavolo ne aggiungo una e chiedo quante mele sono? poi sottraggo una mela e chiedo ora quante mele sono? ecc...
Si possono fare insieme dei puzzle.
Sono utili libri con esercizi adatti all' età (sempre su internet editori per la scuola).

Un consiglio utile:
mai forzare i bambini a fare le suddette attività, ma porle, specie all' inizio, come un gioco che si può agganciare agli oggetti presenti nell' ambiente circostante (ad esempio le figure geometriche, lo specchio è rotondo, oppure quadrato, il segnale stradale è triangolare ecc..., la stessa cosa vale per l' orientamento spaziale ed il corpo umano).
Ricordare sempre che le attività devono essere piacevoli e rappresentare un momento costruttivo gradevole e felice da vivere insieme, devono essere rese amabili e non odiose.

Consigliarsi con il pediatra o il nutrizionista riguardo una buona dieta completa personalizzata da far seguire al bambino, ottima coadiuvatrice dello sviluppo psicofisico.

venerdì 19 agosto 2016

Un' idea di psicomotricità

Di seguito sono proposte due brevi pubblicazioni indicative, allo scopo di sottolineare l' importanza delle attività psicomotorie nel bambino, semplici esercizi che fanno la differenza rispetto alle possibilità dello sviluppo corretto delle abilità in un secondo tempo necessarie all' apprendimento di carattere concettuale.
Le pubblicazioni chiarificano ulteriormente la necessità di una pratica costante di esercizi, nonché la loro specifica utilità. La relazione che intercorre  tra l' attività di autoconsapevolezza e coscienza invece dell' ambiente, la discriminazione tra queste due acquisizioni della coscienza, e l' abilità grafica come attività successiva legata alla concettualizzazione dell' oggetto in termini di elemento materiale conosciuto attraverso l' esplorazione sensoriale, la sua identità, la sua funzione, il suo significato.
psicomotricità di Vincenzo Masini
disgrafia e psicomotricità di Laura Barbetti
Dalle pubblicazioni specifiche, ma che qui assumono un valore indicativo rispetto alla specificità del problema cui sono indirizzate, si evincono degli aspetti importanti, i quali non solo accomunano tutti i bambini, normodotati e non, ma accomunano tutti gli esseri umani che per vivere e vivere la quotidianità, devono attingere all' evoluzione delle caratteristiche nell' idealtipo infantile, queste evolvono naturalmente a formare e determinare le caratteristiche della personalità di ogni individuo, e non solo, ma rivestono le sfaccettature della personalità capace di attingere alle qualità indicate nell' idealtipo, nelle differenti situazioni che la vita prospetta, anche per quanto riguarda il normodotato. Egli differentemente dal portatore di h. le riesce a gestire in maniera appropriata e le rende funzionali alla rapida risoluzione dei problemi, come alla giusta manifestazione dei propri sentimenti riguardo alle diverse situazioni della vita.
Questo aspetto attraverso l' attenzione al cortocircuito psichico prodotto dalla malattia, ci fa meglio comprendere, attraverso l' arbitrio dell' accento spostato sulla caratterizzazione del comportamento alterato nella manifestazione costante, malgrado il contesto modificato (parliamo sempre in termini indicativi), il meccanismo funzionale dettato dall' aspetto psicologico, il gioco-forza tra azione/evento e reazione psicologico-comportamentale.
Il discorso altisonante non vuole essere gratificante dal punto di vista umano ma inutile perché inefficace.
E' stato osservato che vessazione e aggressione verbale nel bambino incidono negativamente su memoria e possibilità di apprendimento.
Ad esempio il bambino che appartiene all' idealtipo che manifesta l' eccesso di attaccamento, negli idealtipi "l'adesivo", nel linguaggio delle intelligenze il soggetto con propensione alla relazionalità, nel linguaggio educativo "il cucciolo".
Tra gli atteggiamenti ricorrenti del suddetto idealtipo, il bambino manifesta "il blocco in movimenti ripetitivi e di dondolìo" tipici del bambino con ritardo mentale.
In questo caso le attività suggerite sono costituite da giochi che richiedono equilibrio fisico, orientamento su rapporti spaziali determinati, centratura di un bersaglio (tutte azioni chiaramente corrispondenti ai concetti astratti necessari all' apprendimento).
Le attività fisiche sono costituite da esercizi di simmetria, equilibrio, rapporti spaziali e centratura, mentre l' atteggiamento sia dell' attaccamento che del movimento a dondolìo ripetitivo subito conducono a pensare alla manifestazione di un problema legato alla memoria (tra l' altro, le ripetitive, manifestazioni tipiche nel bambino che così favorisce la memorizzazione), dove però in questo caso la ripetitività fissa su se stessa, fa pensare ad un' altra forma di stazionamento, questa volta motorio.
Il corpo nell' accrescimento, è in continua evoluzione e registra gli evvenimenti salienti attarverso forti imput elettrici che agiscono sull' attività stessa del cervello per sua natura a carattere elettrico, agiscono sulla sua plasticità considerata la capacità dell'organo di essere funzionale attraverso aree di destinazione delle attività del corpo, naturalmente compreso l' apprendimento e la memorizzazione, le quali se determinate, attraverso l' esperienza, come qualità e quindi registrate dalla capacità evolutiva del dna, diventeranno qualità compresenti nel patrimonio genetico con possibilità di trasmissione alle successive generazioni.
Un' altra osservazione importante negli idealtipi rispetto al bambino, corrisponde all' "eccesso di distanza", dove lo scompenso è in relazione alla freddezza affettiva. A ben osservare risulta un bambino "asimmetrico" non nello sviluppo fisico ma nello sviluppo psicologico, il che significa non equilibrato, egli non riesce a compensare emotivamente la conseguenza delle proprie relazioni affettive.
Si vuole opporre un' osservazione.
In un contesto relativo all' arte, qui fortemente pertinente, si è osservata un' opera d' arte significativa, educativa e qui indicativa: la Venere di Botticelli, emblema del bello ideale, fondata sulla proporzione aurea, la richiama e la mette in discussione sottilmente, attraverso la lieve disarticolazione proprio dei tratti del viso della Venere, la bellezza ideale è costituita da singoli elementi, ognuno dei quali con una precisa identità e indipendenti, dipendenti però nella relazione che tra loro viene a intercorrere a costituire l' identità qui intesa sotto forma di fisionomia.
Tutti gli esercizi proposti a questo idealtipo sono esercizi compensatori dell' equilibrio e suggeriscono un bambino con una forte esigenza inoltre di elementi ricorrenti nell' educazione estetica, questo perché l' opera si fonda sostanzialmente sul progetto di quell' organizzazione semantica capace di sostituire una forma di equilibrio (anche asimmetrica) evidente in termini visivi, compensatrice dell' invece equilibrio simmetrico così dogmatico rispetto all' equilibrio (in un certo senso ideale) e di conseguenza corretto equilibrio psicologico.
L' opera configura "materialmente" la capacità compensatoria rispetto alla asimmetria dello squilibrio, per estensione di significato, anche di carattere psicologico, in un percorso terapeutico non in discussione, assolutamente necessario, indirizzato prima alla consapevolezza, che potrebbe essere interessante e soprattutto concreto nella ricombinazione creativa degli elementi a favore di un equilibrio compensatorio.
L'autistico alle volte presenta una particolare abilità, queste attività stupefacenti rientrano nella classificazione di Sindrome di Savant.
Consideriamo la forma leggera di autismo essere molto diffusa nella popolazione.
Nel ragionamento logico le azioni vengono messe in ordine sequenziale, un esempio pratico: alzarsi la mattina, lavarsi, vestirsi, fare colazione e uscire.
Sono quattro azioni coordinate, come le quattro azioni alla catena di montaggio di un' officina di produzione. Se salta la sequenzialità l' attività che la comprende diviene illogica: alzarsi dal letto, vestirsi, lavarsi, ecc.. oppure (parallelamente all' ipotesi nel caso della coordinazione logica dell' autistico): alzarsi dal letto, lavarsi, fare colazione ed uscire senza essersi vestiti, cioè della sequenza, saltare un passaggio fondamentale.
L' autismo quindi sembra essere una malattia con dei punti di analogia con forme psicotiche che possono seguire la condizione di idealtipi come l' invisibile o il delirante dove la relazione di freddezza affettiva con la madre può scatenare il disturbo.
Sapendo un aspetto della capacità di memorizzazione essere legato al piacere che la favorisce ed invece il disagio (come ad esempio nella vessazione) interferire negativamente con l' elasticità e la memorizzazione nell' apprendimento, ne consegue l' incapacità emotiva essere compromissiva dell' apprendimento e l' incapacità emotiva, caratteristica sia dell' autismo che di alcune forme psicotiche, interferire probabilmente con la capacità di ragionamento si, logico-sequenziale, ma anche comprensivo (termine che presuppone una capacità emotiva dove per comprensione si intende la capacità di comprendere non solo la sequenza ma ad es. una situazione).
E' interessante osservare come la Sindrome di Savant sia l' espressione materiale di una forte compensazione del deficit (se si parla di istinto di sopravvivenza nel bambino), traducendo le caratteristiche dell' idealtipo invisibile e delirante in punti di forza di una abilità in particolare. All' iperattività si sostituisce l' alta performance di cui si mostra capace a volte l' autistico, alla rigidità psicologica, la rigidità di uno schema di rigore ferreo nell' esecuzione dell' attività particolare, al ritardo nel linguaggio, la concentrazione totalizzante sull' azione. Il diritto alla compensazione di quel tassello mancante che può significare una traduzione dell' istinto di sopravvivenza.
Se viene a mancare un tassello al processo, al sistema di ragionamento logico-sequenziale, come nell' autistico, significa che il problema è intrinseco al sistema di ragionamento e condurre a un' attività terapeutica o semplicemente psicomotoria può risultare difficile proprio nel processo dell' attività che richiede lo snodo di una certa organizzazione logica.
Comprendere le caratteristiche e le difficoltà dell' autistico o dello psicotico, invece può aiutare ad organizzare un' attività valida per quel bambino con caratteristiche di appartenenza all' idealtipo, prodotte da situazioni esterne determinanti per la personalità psicologica, e come detto, in riferimento all' opera d' arte della Venere del Botticelli il cui approdo ultimo è il superamento nell' astrattismo delle stesse teorizzazioni di Kandinskij, in quella forma della poetica dell' artista incentrata sul lirismo, riorganizzare la composizione semantica dei principi fondamentali il disegno sta a significare il reset materiale e pratico della nozione acquisita, in quanto anche alfabetizzazione di immagine latente, costruita sull' aberrazione emotiva, che diviene immagine retorica, archetipo o simbolo sulla quale si edifica poi la portanza alla percezione necessaria alla traduzione del mondo materiale.
Se l' amore materno nel bambino risulta importante perché a favore dello sviluppo delle funzioni cerebrali, fondamentali alla futura autosufficienza nell' adulto, e favorisce quella plasticità del cervello tanto necessaria all' apprendimento e alla memorizzazione, d' altra parte il bambino autistico presenta un deficit emotivo evidente, incapace di empatia con la madre tanto necessaria allo sviluppo della relazione amorevole madre-figlio. In quest' ottica possiamo cercare di comprendere le manifestazioni della sindrome del Savant, la particolare abilità dell' autistico per altro legata ad una forma di ipertimesia, una ipermemorizzazione di carattere visivo o uditivo, la quale costituisce il deficit di memoria in relazione alla capacità di provare piacere (che la favorisce) o dolore (che la inibisce), dove il deficit si presenta nell' impossibilità dell' autistico di filtrare le nozioni, cioè di modulare l' informazione ricevuta in base alla propria esigenza o necessità. La particolare abilità nell' autistico fa pensare alla riorganizzazione del cervello incentrata su di una attività, egli presenta un deficit delle funzioni esecutive: -organizzazione delle azioni in sequenze gerarchiche, ma in relazione a mete e obiettivi; -spostamento flessibile dell' attenzione sulle informazioni rilevate, la discriminazione dei dati appresi; -attivazione di strategie appropriate e inibizioni di risposte non adeguate non in senso logico-matematico, ma umano, metacognizione.
La particolare abilità dell' autistico fa pensare ad una riorganizzazione del cervello incentrata su di una attività, organizzazione che presenta la sua fallimentarità nel deficit delle funzioni esecutive, un cortocircuito di attività, dove la funzione come conseguenza diretta dell' azione non risulta essere l' obiettivo, ma obiettivo è l' azione stessa, cioè l' esecuzione, la costruzione.
Questo aspetto dell' azione non essendo caratterizzato da emotività che ne guiderebbe il fine al piacere soggettivamente arbitrario, non consiste in un modo per guadagnarsi l' attenzione e l' amore materno, ma evidenzia lo stato di un' aberrazione di uno snodo logico il quale impedisce l' espressione progettuale, cioè indirizzata all' obiettivo nella sua componente emozionale, di sentimento, necessaria allo stabilirsi di quella comunicazione empatica fondamentale all' evoluzione oggettiva prima con la madre e poi nei rapporti umani, assente l' autoconsapevolezza emotiva nella gestione dei sentimenti.

mercoledì 6 luglio 2016

Analisi di una posizione


Gatto Persona, formato A4, penna e pastello a cera, età 3 anni
Il disegno del bambino si presta a molteplici interpretazioni perché il bambino per l' adulto sostanzialmente consiste in uno sconosciuto, seppur illustre, al quale attribuisce la conseguenza della propria esistenza, esso in primo luogo consiste nella rappresentazione materiale del figlio, il germine di un seme appartenente ad una pianta, pianta di per sé con una specifica identità atta a fiorire e fruttificare solo in quel modo e quindi producendo esclusivamente un certo tipo di fiori e frutti. Questa osservazione vale sia in termini individuali, sia in termini distanti dalla soggettività rispetto alla specie di appartenenza, quindi l' appartenenza oggettiva, l' analisi psicologica del disegno la quale necessariamente poggia su di una base di elementi stereotipati.
Si è voluto pensare il bambino come invece un essere indipendente, autonomo sia rispetto alla sua identità, sia alla propria esperienza, non valutando però aspetti più complessi e difficili che richiedono invece un intervento differente e mirato.
Semplicemente o in maniera più complessa ma forse più sottilmente, si è svincolato il caso in primo luogo dalla sua collocazione fisica, cioè dal contesto sociale cui appartiene per definizione, nell' origine, questo assolutamente senza intervenire sull' ambiente d'origine, ma solo agendo su quell' idea fissa che connota sostanzialmente l' esperienza legata ad un ambiente circoscritto quale può essere la famiglia, perché se è vero che il bambino matura una sua prima rappresentazione del mondo, è altrettanto vero che l' adulto ne possiede una più radicata e ferrea la quale può seriamente compromettere l' attività del bambino.
In realtà il disegno infantile viene a costituire un fondamentale mezzo di espressione di lettura della materia, ma esso essendo filtrato dall' organizzazione logica destinata in primo luogo alla configurazione dell' oggetto materiale, viene a coincidere anche nella forma più elementare con il pensiero relativo all' oggetto volto alla sua capacità di favorire la comprensione e traduzione solo in un secondo tempo saldamente ancorata alla funzione dell' oggetto, in una quindi forma di rappresentazione che in gergo artistico si definirebbe più pura, quel in divenire in riferimento ad un' analisi medico-scientifica che prende a pretesto la considerazione della coscienza dell' oggetto, essa in divenire, quindi mutevole rispetto alla coscienza acquisita dell' oggetto sperimentata nell' adulto.
Così la rappresentazione nel bambino si capisce essere un fatto relativo anch'esso all'intelletto, l' espressione cosciente relativa di un pensiero organizzato su basi esperienziali, di un concetto passato per la proprietà dell'intelletto, la cui differenza con l'espressione nell'età più matura consiste in una certa mobilità in direzione della nozione acquisita, di una stratificazione storico-mnemonica non ancora sostanzialmente importante da rivestire un ruolo di una certa fissità.
Logicamente la prima espressione poggia direttamente sulla percezione e di conseguenza l'esperienza dell'oggetto e della forma (regolamentata) in relazione ad esso permette di acquisire il termine di destinazione dell'oggetto ed il suo significato e la conseguenza nel concetto, considerando la parola espressione concettuale e l' oggetto in primis manifestazione fisica concettuale.
Considerando oggetto e termine verbale entrambi espressione di carattere fenomenico, il primo in un certo senso accidentale (materia grezza), il secondo determinato (la parola); il primo in termini di progressione della materia oscura (alla comprensione), comprensione possibile nella funzione dell' oggetto, la quale evolve in funzione utile a svolgere un lavoro; il secondo come concetto acquisito alla fine di un processo intellettuale, quindi l' ultimo fine della funzione materiale legata all' oggetto nella comprensione dell' azione, il suo lavoro. Ma anche il termine verbale consiste in una manifestazione fenomenica, la manifestazione del suono prodotta nella parola dalla materia organizzata dalla ragione tramite l' intelletto.
Esso quindi ad avvenuto processo intellettuale per giungere alla sua espressione radicale deve poter regredire (come osservato da Pasolini), ma nel bambino c'è coincidenza tra espressione pura verbale e stupore suscitato dall' oggetto materiale, questa derivazione della sensazionalità fa si che si attribuisca alla percezione e all' espressione infantili la peculiarità del sentimento, l' espressione di un' emozione.
In realtà, come ogni essere umano, il bambino tende ad esprimere un concetto organizzato, il significato attribuito alla realtà materiale.
Quindi il problema sorge nella possibile valutazione dell' adulto rispetto all' espressione del bambino la quale spesso nella vita quotidiana assume agli occhi dell' adulto un significato differente di quello che ha in realtà. Se da un lato l' espressione del bambino sembra all' adulto completamente arbitraria nel significato di interpretazione della medesima scorretta, pendendo dalla parte del volere dell' adulto dominante in termini di potere, di abilità sulla capacità di comunicare, d' altra parte questa interazione tra emittente (il bambino) e ricevente (l' adulto) determina il modulo di un vero e proprio tessuto di comunicazione capace di costruire un concreta storia intersoggettiva tra due emisferi nell' età matura e nell' età infantile.
In termini poveri è difficile stabilire un canale di comunicazione con il bambino che sia veritiero, cioè aderente alla realtà e non prima filtrato dalla capacità di lettura maturata nell' adulto e quindi già determinata, perché egli ha la tendenza a plasmare il racconto secondo il proprio volere, secondo ciò che desidererebbe essere l' espressione del bambino (una specie di proiezione, transfert di significato attribuibile). Se quindi si rende necessario un atteggiamento analitico rispetto all' espressione, d' altro canto l' attribuzione di un sentimento (la volontà che muove l' azione) in quanto aggettivo di parte (diversamente saremmo autonomi in modo perpetuo) fa in modo che si stabilisca il criterio del canale di comunicazione (secondo segni convenzionali) e permette quel criterio di istruzione, educazione naturale ad esempio tra genitori e figli, ma che proprio per la sua caratteristica di arbitrarietà nel determinare l' opinione dell' adulto rispetto ai segnali inviati dal bambino, non sempre risulta essere corretta.
E' utile non stancarsi di ripetere a se stessi spesso che il bambino è solo un bambino, non possiede ancora un pensiero complesso perché sovrastrutturato rispetto alle possibilità di acquisizioni delle nozioni, di conseguenza le sue azioni, in bene o in male, non sono mai azioni del tutto consapevoli, il suo è un mondo in modalità di crescita e spesso i suoi sentimenti corrispondono all' albore arcaico dei sentimenti maturati in millenni ed ereditati geneticamente, sono quindi a lui misconosciuti e sono loro ad avere il sopravvento e non lui ancora in gradi di gestirli in maniera appropriata, e capire cosa significhi questa modalità non è una cosa semplice.
L' osservazione bella e interessante è quella legata al sentimento nel bambino in prima istanza sviluppatasi nel rapporto esclusivo con la madre; questa capacità relazionale ambivalente madre-figlio porta in se l' insieme del processo di prima lettura del mondo, perché se è vero che il bambino sonda la realtà in termini emozionali è anche vero questa capacità originarsi dal rapporto materno, per estendersi all' ambiente circostante e attraverso la proprietà emozionale del sentimento ribaltare il processo logico identificato dal cognitivismo dove nel caso del bambino la realtà è prima captata che analizzata e anteposto il dato emozionale nel sentimento questi si trova a fare le veci dell' istinto di sopravvivenza, della volontà in termini di intenzionalità, dell' azione ad esempio nella risoluzione rapida di conoscenza dell' oggetto e alla fine del concetto, riferito all' espressione, come già avvenuto processo intellettuale di conoscenza materiale. Quindi tutto l' apprendimento passa per il sentimento, tradotto dall' emozione, dell' amore nell' esempio primo dell' amore materno.